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La maledizione di Tutankamon

febbraio 1, 2013
maledizione tutankamon

maschera tutankamon

La maledizione di Tutankamon ha attirato la curiosità di molti lettori e ricercatori dopo la fine tragica fatta dagli scopritori e profanatori della tomba del grande re egiziano per questo motivo ecco un sunto della storia

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Mentre le grandi piramidi d’Egitto rimasero intatte e inviolate per secoli, intorno all’inizio degli anni venti molte delle strutture e delle tombe dei faraoni erano state saccheggiate da archeologi razziatori e cercatori di tesori. Una tomba, però, rimase intatta: quella, oggi famosa, di Tutankamen, o «re Tut». La leggenda vuole che la tomba fosse protetta da una maledizione fatale che sarebbe ricaduta su chiunque la violasse. Ma questo non fermò George E. S. M. Herbert, quinto conte di Carnavon, che in un primo tempo andò in Egitto nella speranza che il clima secco alleviasse le sue difficoltà respiratorie.

Anche se Herbert non aveva studiato archeologia, aveva il denaro per organizzare spedizioni. E, non molto tempo dopo, si accinse, insieme con l’archeologo Howard Carter, a ricercare la leggendaria tomba. Dopo parecchi scavi condotti nell’arco di molti anni, finalmente vennero rinvenuti dei frammenti incisi dal nome Tutankamen. Questi pezzi li condussero alla stanza ricolma d’oro e di tesori dove riposava il così a lungo cercato «re Tut». Un gruppo di venti persone assistette all’ingresso di Carter nella cella funeraria il 17 febbraio 1923, ma Lord Carnavon non poté gioire a lungo della sua scoperta. Morì in aprile all’Hotel Continental del Cairo, colpito all’improvviso da una febbre perniciosa non diagnosticata che ebbe un decorso irregolare e durò dodici giorni. Pochi minuti dopo la sua morte, al Cairo ci fu un blackout, e lo stesso giorno, a Londra il cane di Carnavon morì.

maledizione tutankamon

sarcofago tutankamon

Prima della fine dell’anno, altre dodici persone del gruppo dei venti testimoni morirono. Ma anche altri sarebbero morti. George Jay Gould, figlio del finanziere Jay Gould e amico di Carnavon, si recò in Egitto dopo la morte del suo amico per vedere il luogo coi suoi occhi. Morì di peste bubbonica nel giro di ventiquattro ore dopo la visita alla tomba. Entro il 1929, altre sedici persone, che in un modo o nell’altro erano venute a contatto con la mummia, erano morte. Fra le vittime c’erano il radiologo Archibald Reid, che aveva preparato i resti di Tutankamen per l’analisi radiologica, la moglie di Lord Carnavon e Richard Bethell, il suo segretario personale. Anche il padre di Bethell morì, suicida.

Il sinistro mistero di questa famosa mummia, argomento di parecchi film dell’orrore di non sempre buona qualità, è stato probabilmente un importante fattore nello strepitoso successo della mostra viaggiante dei tesori del re Tutankamen negli Stati Uniti. Per quel che risulta alle decine di migliaia di persone che hanno visto la mummia, non è successo nulla e la maledizione sembra cessata, almeno per ora. Ma coloro che entrarono per primi nella tomba ebbero certamente occasione di ricordare, mentre erano in vita, l’ammonimento dei geroglifici scritti sul sigillo posto nell’ingresso: «La morte giungerà su rapide ali a chi violerà la tomba del Faraone».

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